Archiviato in: Singoli racconti
“Noi siamo l’Autorità della Mente, noi siamo il Pastore che guida il suo gregge, noi siamo l’Agnello e la Spada di Fuoco, noi siamo il Guardiano dei Cancelli Perlacei e il Timore di Dio”
Queste erano le parole che ad ogni angolo della strada, in ogni casa, nelle fabbriche e in qualsiasi altro luogo un uomo potesse vivere la sua giornata, erano scritte in modo che nessuno avesse modo di evitare di vederle nemmeno per un secondo. Non c’era bisogno di specificare chi fosse quel ‘noi’, non c’era bisogno di chiedersi cosa esse volessero significare, non c’era bisogno nemmeno di chiedersi il perchè. Ogni singola particella di quel periodo stampato in lettere percise e ordinate faceva parte intrinsicamente della vita di ogni uomo, dal momento in cui si alzava dal letto al momento in cui si coricava per poter bearsi dell’unico vero attimo di libertà concessogli. Il sogno.
La Chiesa controllava ogni più piccolo aspetto della vita, plagiava ogni mente fresca pronta ad essere forgiata e reprimeva ogni forma di dissenso per mezzo delle sue azioni repressive. La Congrega per la Moralità girava per le strade, pronta ad intravedere la decadenza dietro tutti gli angoli, i Miliziani di Cristo controllavano l’ordine pubblico e reprimevano senza pietà qualsiasi sintomo di ribellione o malcontento, tutto questo mentre l’Inquisizione dirigeva i tribunali ecclesiastici facendo valere il diritto divino. Il Santo Padre dirigeva quello che era il più autocratico regime che il Vecchio Continente del 2090 ospitava sulle sue martoriate terre.
Eppure un tempo non era così. Il paese era sì mal governato e in preda alla più profonda recessione economica, pero’ le libertà individuali erano quantomento concesse e ci si dava ancora il diritto di non credere e di obbiettare. Ma era una situazione destinata a non durare e la Chiesa ne approfittò. Fece leva sul profondo sentore religioso di un popolo e lo aizzò contro il malcostume dilagante. Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo dopo: roghi di filosofi e liberi pensatori, roghi dei loro libri e, di conseguenze, delle loro idee, dissidenti incarcerati, esiliati o deportati per essere schiavizzati nel costruire la nuova società. In effetti tutto cambiò, in poco meno di cinque anni a stento continuai a riconoscere il luogo dove era nato e cresciuto e che aveva visto i miei esistenziali peregrinaggi nei lirici paesaggi di campagne e città permeate dalla Storia. Quel cartello era appeso ad ogni angolo della mia casa e mi informava su chi fosse il mio Dio e a chi dovessi la mia obbedienza. Ogni mese la Congrega controllava che la Regola, pronunciata nel 2014 da Papa Giovanni Paolo III quando tutto ebbe inizio, fosse affissa o incisa in ogni luogo predefinito dalla legge. Era un’ineluttabile destino della gente comune, di quelli come me.
Quella mattina mi svegliai controvoglia, la radiosveglia emetteva un fastidioso beep e non appena ebbi aperto gli occhi mi ritrovai di fronte la Regola. Mi accesi una sigaretta. Solo tabacco vaticano, pensai, che merda! Lanciai per terra il pacchetto che portava lo stemmo papalino e lo schiacciai col piede, quindi, facendomi forza, tentai di lavarmi e vestirmi nel modo più veloce possibile.
“Augieri Walter” disse il Focalizzatore una volta che fui sceso dal grigio palazzo dove abitavo. Come ogni mattina stava indottrinando tutti i condomini di quell’edificio su quale sarebbe stata la loro occupazione durante la mattinata. Vestito con i paramenti sacri quell’uomo era un funzionario dello stato e, quindi, un religioso, destinato ad una vita di servitù verso una divinità di cui temeva, soprattutto, le incarnazioni terrene piuttosto che le promesse di infernali piaghe dantesche.Guardò su dei fogli che aveva in mano e quindi mi comunicò la mia occupazione: “Per lei oggi Orientamento per la Vita di Coppia.” Merda, pensai subito. Odiavo quel tipo di orientamento; si trattava di metterti davanti ad una persona completamente avulsa a te e cercare di capire, in circa dieci minuti di una strana terapia religio-psicotica, se fosse stata lei la donna con cui avrei dovuo svolgere il compito di procreare la specie. Il più delle volte si trattava di invasate, probabilmente membre di qualche club privato di estremiste religiose, che tentavano di convincerti a prendere moglie e a non farti tentare dal desiderio carnale di disperdere il seme. Erano lì per aiutarti e, se volevi fare a loro quel dono, per essere possedute al fine che un nuovo bravo seguace della Chiesa potesse nascere. Altre volte ti trovavi di fronte solamente un’altra disperata come te, di solito con loro non si parlava mai. Ci si osservava, scrutava, si notavano i più piccoli dettagli del viso dell’altra e, quando suonava la campana, ci si alzava per uscire da quella follia e preparaci alla punizione per non aver adempito ai nostri doveri.
“Dopodichè tornerai alla sede della Stampa Ecclesiastica, il tuo direttore spirituale mi dice di avvertirti che non tollererà altre flessibilità nel tuo orario di lavoro. In caso contrario il tuo status verrà degradato e, immagino, tu non voglia andare a vivere nelle periferie. Dico bene?” continuò il Focalizzatore riportandomi al pragmatismo del mio essere quotidiano. Non mi opposi e cominciai a dirigermi verso l’istituto dove avrei dovuto sostenere il mio test orientativo settimanale.
Mentre camminavo l’intera città mi parve sfuocata. Altri fantasmi come me si dirigevano in file ordinate verso le loro destinazioni già preventivamente decise da un qualche super-computer della Congrega della Moralità. Test attitudinali, test psicologici, spirituali, nella vita non mi pareva che continuare a riempire moduli da andare in pasto ad un’intelligenza artificiale. La nostra personalità era continuamente monitorata. Se mentivi loro lo venivano a sapere e non era facile tenere nascosto qualcosa dal momento che ogni singolo passo nella giornata di un uomo era controllato e profondamente analizzato da preti preposti ad indagare le nostre anime e i nostri spiriti. Ci guardavano dentro e dall’involucro estrapolavano ciò che c’era dentro. Se ci trovavano del calore, andava fatto raffreddare, se invece nel tuo cuore c’era la paura e il dubbio, bisognava che tu diventassi felice. Solo nella notte e nella mattina presto, quando ci era concesso di rimanere soli nel nostro alloggio, potevamo davvero sentirci liberi e le nostre menti sognavano. Spesso facevo sogni erotici, ripensando all’ultima donna che avevo posseduto e all’ultima che, invece, avevo amato. Le loro figure apparivano prima nitide, così solide da sembrare fatte di carne e non dell’onirico costituente dei sogni. Poi, pero’, scomparivano e si dissolvevano come spiriti a cui non fosse concessa la materialità.
Giunsi all’istituto e giunsi nella scarna sala dove avrebbe avuto luogo il mio test. Si trattava di un ambiente vagamente rettangolare, il mio cervello faticava ad imprimersi nella mente gli innumerevoli anonimi luoghi dove trascorrevo gran parte della mia giornata. Era come se ogni mattina li cancellasse cosicché, quando ci tornavo, provavo lo stesso stupore, la stessa malinconia e la stessa rabbia sorda che avevo provato la prima volta in cui le mie gambe avevano solcato le soglie di ciascuno di quei posti. Un tavolino mi accolse tiepidamente, mi sedetti sulla sedia di legno ed aspettai che arrivasse la mia compagna. L’ultima volta mi era capitata una fanatica, se la legge della probabilità mi assistiva forse per questa mattina avrei trovato una disperata desiderosa solo di un po’ di silenzio. La porta, poco dopo, si aprì e giunse lei.
La prima cosa che mi colpì furono le mani: così minute e delicate quanto fiere nel loro incedere che accompagnava i movimenti del bacino e delle braccia. Alzando lo sguardo la mia natura ebbe la meglio, i piccoli ma ben sodi seni risaltavano da una maglietta a righe colorate che, chissà come, era passata inosservata agli avizziti preti della Congrega. Questo mi provocò una leggera erezione. Poi improvvisamente mi colse la voglia di masturbarmi. Erano anni che non ci era concesso, loro potevano trovarti addosso anche la più piccola traccia di seme disperso e tu divenivi immediatamente un immondo. E per un peccatore il perdono, sì, c’era ma non in questo nostro mondo. Quando si sedette, finalmente, vidi anche il suo viso. Portava i capelli con la riga in mezzo, tuttavia essendo mossi avevano la tendenza a ribellarsi a quella acconciatura coatta. Quei filamenti di proteine arrivavano fino a sotto le orecchie dove formavano dei lievissimi boccoli. Per un attimo sembrò quasi che l’intera stanza virasse da quello stantio grigio allo splendente castano dei capelli di quella ragazza. L’impressione durò poco e fu interrotta dal suo sguardo. Lo sostenni per diversi minuti, silenziosamente in rispetto a lei. Quando le sue deliziose labbra di cristallo si mossero per parlarmi la mia erezione peggiorò. Sentivo il mio membro spingere contro i pantaloni e la cosa cominciò a crearmi un notevole imbarazzo. “Io sono Alice..” furono le semplici parole che mi concesse gratificandomi di un successivo sorriso. Poi la campana suonò. Mi risvegliai dalla mia estasi, chiusi gli occhi, gli riaprii e vidi Alice che si dirigeva verso la porta per uscire. Uno degli impiegati del laboratorio, con tutta probabilità un disperato come me e tanti altri che si sedevano su quella sedia ogni giorno, mi intimò di andarmene e così feci. Gli passai accanto senza neanche alzare lo sguardo per un cenno di saluto, lui pero’ mi toccò la spalla e mi costrinse a guardarlo. Il suo sguardo era di profonda compassione. “Non è successo niente.. non è successo niente..” mi disse poco prima di lasciarmi andare il braccio e di tornare alle sue occupazioni.
Non è successo niente, pensai anch’io mentre mi dirigevo verso le Stampe Ecclesiastiche. Niente che possa inficiare con la sopravvivenza meccanica che i preti chiamano Vita secondo la Regola. Lavorai sodo tutto il giorno, facendo la mia parte in modo da soddisfare i padroni del mio corpo e della mia anima. Puntuale, l’ordine in una vita come la mia era il fondamento principale di una cosa, alle sei e trenta uscii dalle Stampe mi diressi verso le mense adeguate al mio status di cittadino di livello tre per mangiare qualcosa.
Le settimane passarono uguali, feci altri cinque test orientativi per trovare la mia futura moglie ma Alice non tornò mai, era come fugacemente scomparsa. Mi stupii a sentirmi preoccupato. Stupido, pensai. Poi, un giorno, improvvisamente qualcosa scattò e decisi che non potevo più aspettare. Era una Domenica mattina, il giorno del Signore, quello dove ciascuno di noi avrebbe cantato la gloria del suo Dominus. Quella mattina non mi alzai controvoglia come tutte le altre duemila e duecentododici in cui avevo vissuto secondo la Regola. Mi levai la coperta e osservai la mia erezione mattutina. Nel nome di Dio! Mi sembrava di sentire il sacerdote iniziare la liturgia. Toccai il mio membro e ne assorbii il calore, quindi lasciai che il pensiero di Alice mi avvolgesse totalmente. Non avevo fretta e cominciai a muovere la mia mano su e giù con un’esasperante lentezza. Ogni pennata della masturbazione mi ricordava un particolare di quella ragazza e ogni volta che esso veniva assorbito dalla mia mente ricevevo delle intense scosse di piacere. I miei testicolo erano gonfi, così tanto che quasi l’involontario sbattersi di questi ultimi sulle lenzuola mi provocava dolore. Andai avanti così per circa mezz’ora, poi accadde. Fu proprio mentre avrei dovuto essere in fila pronto a ricevere il Corpo di Cristo, proprio quando il rito avrebbe dovuto estasiarmi misticamente poiché io stesso mi facevo tutt’uno con il mio Dio. Fu a quel punto della litigurgia che venni. Il seme del peccato innondò il mio petto e io urlai di piacere. Ansimai per cinque minuti buoni, era come se un rastrello avesse svuotato completamente il mio corpo da tutti gli organi interni. Mi sentii vuoto e provai una sensazione di forte lievità. Poi percepii una fitta lancinante al petto, il respiro mi mancò. Se questo è il peccato Dio lodi tutti i peccatori, fu l’ultima cosa che pensai prima che il mio cuore decidesse che il mio tempo di materialità era finito.
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