Mephistopheles is just beneath


Di Alessandrie e altri Egitti
Giugno 6, 2008, 3:41 pm
Archiviato in: Singoli racconti

Di Alessandrie e altri Egitti

Dedicato a François Truffaut e Ivan Graziani.

C’era una volta il millenovecentottantatre. Con lui, e gli altri anni della famiglia degli ottanta, arrivò il cambiamento sotto la rigida ala protettiva del disimpegno e del mito del vivere facile, godendosi completamente il benessere di un mondo che, già da molto, mostrava un ineffabile sintomo di decadenza.

Fu durante quell’anno che Alessandro e Ermanno cominciarono a vivere in una perfetta e sublime comunanza spirituale. (continua…)



Teocrazia
Marzo 11, 2008, 3:51 am
Archiviato in: Singoli racconti

“Noi siamo l’Autorità della Mente, noi siamo il Pastore che guida il suo gregge, noi siamo l’Agnello e la Spada di Fuoco, noi siamo il Guardiano dei Cancelli Perlacei e il Timore di Dio”

Queste erano le parole che ad ogni angolo della strada, in ogni casa, nelle fabbriche e in qualsiasi altro luogo un uomo potesse vivere la sua giornata, erano scritte in modo che nessuno avesse modo di evitare di vederle nemmeno per un secondo. Non c’era bisogno di specificare chi fosse quel ‘noi’, non c’era bisogno di chiedersi cosa esse volessero significare, non c’era bisogno nemmeno di chiedersi il perchè. Ogni singola particella di quel periodo stampato in lettere percise e ordinate faceva parte intrinsicamente della vita di ogni uomo, dal momento in cui si alzava dal letto al momento in cui si coricava per poter bearsi dell’unico vero attimo di libertà concessogli. Il sogno.

La Chiesa controllava ogni più piccolo aspetto della vita, plagiava ogni mente fresca pronta ad essere forgiata e reprimeva ogni forma di dissenso per mezzo delle sue azioni repressive. La Congrega per la Moralità girava per le strade, pronta ad intravedere la decadenza dietro tutti gli angoli, i Miliziani di Cristo controllavano l’ordine pubblico e reprimevano senza pietà qualsiasi sintomo di ribellione o malcontento, tutto questo mentre l’Inquisizione dirigeva i tribunali ecclesiastici facendo valere il diritto divino. Il Santo Padre dirigeva quello che era il più autocratico regime che il Vecchio Continente del 2090 ospitava sulle sue martoriate terre.

Eppure un tempo non era così. Il paese era sì mal governato e in preda alla più profonda recessione economica, pero’ le libertà individuali erano quantomento concesse e ci si dava ancora il diritto di non credere e di obbiettare. Ma era una situazione destinata a non durare e la Chiesa ne approfittò. Fece leva sul profondo sentore religioso di un popolo e lo aizzò contro il malcostume dilagante. Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo dopo: roghi di filosofi e liberi pensatori, roghi dei loro libri e, di conseguenze, delle loro idee, dissidenti incarcerati, esiliati o deportati per essere schiavizzati nel costruire la nuova società. In effetti tutto cambiò, in poco meno di cinque anni a stento continuai a riconoscere il luogo dove era nato e cresciuto e che aveva visto i miei esistenziali peregrinaggi nei lirici paesaggi di campagne e città permeate dalla Storia. Quel cartello era appeso ad ogni angolo della mia casa e mi informava su chi fosse il mio Dio e a chi dovessi la mia obbedienza. Ogni mese la Congrega controllava che la Regola, pronunciata nel 2014 da Papa Giovanni Paolo III quando tutto ebbe inizio, fosse affissa o incisa in ogni luogo predefinito dalla legge. Era un’ineluttabile destino della gente comune, di quelli come me.

(continua…)



Alexandros (Racconto Pilota)
Novembre 13, 2007, 2:02 am
Archiviato in: Alexandros, Singoli racconti

Racconto pilota per un possibile sviluppo

Fottuta malinconia turco-cipriota

Si sta proprio bene in questa isoletta del cazzo. Seduto al bar Trapezeia nella parte turca della città, ormai ho lasciato alle spalle le belle mura veneziane, il centro storico gotico-ottomano e la sicurezza di un governo amico. Qua, nella parte nord, tutto è più selvaggio.

“Bay Konstantinou?”

Una voce in turco, riconosco la parola ‘bay’ ossia signore, desta le mie pupille ormai irremediabilmente perse nelle bollicine di una birra troppo calda per la giornata afosa che opprime Nicosia. Alzo il viso, lentamente. Quella pelle leggermente olivastra. Focalizzo meglio. I tratti un po’ orientali. Osservo attentamente. I neri capelli che incorniciano occhi pieni delle loro iridi ambra.

“Bay Konstantinou!”

Questa volta il tono è perentorio. Non ammette repliche.

“Amira Alçöglu, ti trovo bene. Già.” dico in inglese stemperando la tensione.
“E’ buffo – mi risponde, anche lei nella lingua della terra d’Albione – hanno mandato proprio te”

Amira è una donna stupenda. Il classico tipo di donna che non ti fa smettere di chiedere per quale motivo il fato ha deciso dovesse diventare per forza la tua antagonista. Indossa una canotta nera che risalta alla perfezione i suoi seni equilibrati e sodi. Dio, perchè? Jeans attillati mi stupiscono, chi lo avrebbe mai detto che Amira cedesse così alle mode occidentali? Pero’ devo dire che fanno risaltare bene le sue snelle gambe, facendomi rodere ancora di più per il fatto che, un giorno o l’altro, avrei dovuto ucciderla. O lei avrebbe ucciso me. Amira si passa una mano tra i capelli neri che porta lunghi fino alle spalle e io rimango ad osservarla. Ecco, penso proprio che in fondo sarà lei ad uccidermi. Lo penso mentre mi accorgo di stare facendo il suo gioco, mostro debolezze come ogni cazzo di uomo sulla terra.

“Sai com’è – dico per tentare di rimettermi in carreggiata – quelli dell’EYP hanno sempre avuto un discutibile senso dell’umorismo, non credi?”
“Stronzate so benissimo che quella sorta di agenzia governativa non conta nulla. Piuttosto come stanno i tuoi amici al ministero degli affari esteri? Lavori per loro adesso, no?” mi chiede retoricamente.
“Sono venuto in pace, Amira – alzo le mani come per arrendermi – il ministero è interessato a trattare, seriamente.”

Vedo Amira fare no con un dito e sorridermi. “Hg..” riesco solo a pronunciare quel monosillabo. Poi improvvisamente la giornata soleggiata si fa sempre più buia e in lontananza sento la voce della donna della mia vita.

“Una birra al Trapezeia mentre attendo, che sarà mai? Mi sembra di sentirti, piccolo, stupido, patetico Alexandros Konstantinou”

Cado. Porto con me anche il bicchiere. Solo un ultimo scatto della mano, il liquido alcolico riversato sulla mia camicia. Amira. Il buio.

(continua…)



#5 (da Poesie del Mare)
Novembre 12, 2007, 12:27 pm
Archiviato in: Tentativi di poesia

Mal si
addice
il suono
di
una chitarra
berbera
o
il
tono di
una voce
straniante

Le montagne
dolci
e uno sguardo
duro
poco
hanno a che
fare
con
una
catartica sabbia
di un
deserto

Lascio
questo mondo
di nuovole
a
forma di
vulcani
e
di pelle
troppo chiara
per capire
la bellezza
di
terre forse
non così
ostili



#8 (da Poesie del Distacco)
Novembre 11, 2007, 8:29 am
Archiviato in: Tentativi di poesia

Ciò che ferisce
trascende
il proprio dolore

Ciò che provo
per te
è solo oltre-amore

Ciò che sublimo
in te
è un odio necessario

Ciò che elimino
da me
sono i ricordi

Ciò che sento
in me
è non volerti più bene

Eppure
la tua pelle
sa ancora forte di
fragole sorde

Eppure
la tua bocca
ancora mi sono trovato
a baciare



Peccato di pace
Novembre 11, 2007, 8:19 am
Archiviato in: Singoli racconti

“Non avrai altro dio all’infuori di me”

Esodo 20, 3

Il mio nome è Matteo di Edessa, l’anno corrente è il 1148 del mese di Ottobre o, secondo il calendario dell’Egira a cui ormai noi tutti siamo abituati più che a quello che usano outremer, il 543 del mese di Jumàda al-ùla. Sono passati solo due anni da quando Nūr al-Dīn ibn Zengi ha conquistato nuovamente quella che gli occidentali chiamavano Contea di Edessa. Sono un cristiano o, come mi chiamano tutti i musulmani, un dhimmi, un protetto. D’altronde per chi come è sempre vissuto in queste terre avere la possibilità di continuare a fare la vita dei nostri padri ,in cambio di qualche piccola tassa da pagare e di fedeltà ai musulmani, è sempre stata la cosa ritenuta più saggia da fare In fondo loro non mi hanno mai fatto del male.

(continua…)